Cinema e scuola

Agis Scuola

Da diversi anni l’associazione generale italiana dello spettacolo, la Agis, crea dei programmi dedicati alle scuole di primo e secondo grado al fine di offrire a insegnanti e studenti utili strumenti di approfondimento didattico. All’interno di questi programmi ritroviamo una selezione di titoli recenti e grandi classici del cinema, tutti accomunati dal loro alto valore artistico, culturale e civile.

La Novecento srl intende inserirsi nel solco di questo progetto mettendo a disposizione delle scuole di Modica la sala del Cineteatro Aurora per delle matinée alternative alle lezioni in classe; nello specifico immaginiamo delle lezioni di storia, letteratura o arte tenute dai docenti sul palco dell’Aurora e seguite dalla visione di opere cinematografiche affini ai programmi scolastici trattati.

Perché al cinema?

Il cinema è una forma d’arte e d’intrattenimento con più di un secolo di storia alle spalle; fin dalle sue origini ha saputo reinventarsi sperimentando audacemente nell’ambito dei testi, della fotografia, del sonoro; ha saputo affascinare intere generazioni in modo trasversale senza distinzioni sociali o culturali, creando immaginari collettivi, offrendosi come puro svago o tentando di contribuire alla costruzione di una coscienza civile.

L’immediatezza del cinema viene percepita soprattutto dai più giovani, principali fruitori di opere cinematografiche. Adoperare il cinema e la sua capacità attrattiva allo scopo di rendere più appetibili gli argomenti trattati sui libri di scuola è un esperimento proficuo che può accrescere la curiosità dei ragazzi.

Al fine di soddisfare le esigenze di ogni istituto desideriamo offrire la massima flessibilità in quanto a programmazione e orari che possono essere concordati direttamente con gli insegnanti interessati al progetto.

Info logistica

Ricordiamo che la capienza della nostra sala è di 408 posti a sedere e che possediamo i requisiti necessari all’accoglienza dei disabili.

In una mattina, ovvero dalle ore 9:00 alle ore 13:00, possono essere realizzati due spettacoli cinematografici da 120 minuti ciascuno.

Sono a disposizione dei docenti:

  1. impianto di amplificazione e microfoni.
  2. video-proiettore per slide di grafici o immagini.
  3. assistenza tecnica generale per la realizzazione delle lezioni in sala.

I prezzi del biglietto di ingresso variano in base alla tipologia di film scelto. Sulle prime visioni applichiamo la riduzione standard di € 4,00, mentre per alcuni titoli meno recenti è possibile ottenere uno sconto ulteriore previa disponibilità delle distribuzioni ufficiali. Per info e prenotazioni scrivere a info.novecentosrl@gmail.com o chiamare al numero 338/5934248.

(La proiezione di slide o immagini è da concordare con largo anticipo prima dell’evento insieme al tecnico di sala così da poter chiarire di quali supporti e strumenti necessita l’attività in questione).

Le nostre principali proposte per la stagione 2016/2017: 

- Luci della città (C. Chaplin, 1931): Charlie Chaplin si affaccia agli anni Trenta con un film muto e sonoro (senza parole, ma con musica ed effetti). Da due anni a Hollywood impazza il film parlato. La novità lo inquieta, ma non lo distrae dalle sue intenzioni. Chaplin sta costruendo, sullo schermo, il suo primo grande romanzo. La storia di un amore folle, di un amore puro, di un amore. Lui è ancora il Vagabondo; lei una fioraia cieca che lo crede un milionario. “Una commedia romantica con pantomima”: lo sfondo è la metropoli e i suoi conflitti di classe, ricchi e poveri si sfiorano, si urtano, rimbalzano gli uni contro gli altri, mai ammessi allo stesso discorso. Un mondo che il Vagabondo tiene in pugno con la sapienza del burlesque. Un mondo che davanti allo stesso Vagabondo spalanca la voragine, quando a parlare (senza parole) è il sentimento. Luci della città è un film dalla lavorazione lunga, tormentata, piena di ripensamenti, di sequenze rigirate centinaia di volte. È il film che proietta nell’eternità il genio comico e tragico di Chaplin. Il primo piano finale, ultimo sorriso che davanti ai nostri occhi si congela in disperazione, non è solo una delle scene che definiscono che cos’è il cinema: si fissa sulla tela dello schermo come una delle opere d’arte imprescindibili del Novecento, e oltre ancora.

- Appunti per un’Orestiade Africana (P.P. Pasolini, 1970): Un film di Pier Paolo Pasolini Edizione restaurata. Questo film di Pasolini, ultimato nel 1973 e rimasto pressoché inedito per oltre due anni, fino ai giorni successivi alla morte dell’autore, è l’unico del poeta-regista a essere stato rifiutato sia dalla televisione pubblica, sia dalla distribuzione cinematografica, non perché ritenuto ‘scandaloso’, ma perché semplicemente considerato ‘difficile’, quindi non facilmente commerciabile. La Cineteca di Bologna lo ripropone in un nuova versione restaurata presso il suo laboratorio L’Immagine ritrovata grazie ai materiali messi a disposizione dal produttore Gian Vittorio Baldi. Fra gli extra, interviste a Dacia Maraini, Massimo Fusillo e allo stesso Baldi. Il booklet, a cura di Roberto Chiesi, comprende testi di Pier Paolo Pasolini, un’introduzione di Giuseppe Bertolucci, critiche e recensioni d’epoca.

- Una scuola italiana (A. Loy, G. Cederna, 2010): Un documentario che si inserisce nella miglior tradizione pedagogica italiana. Un viaggio di scoperte e di positive sorprese all’interno di una scuola romana, la Carlo Pisacane, diventata nel 2010 ‘scuola-scandalo’ perché la percentuale di bambini di origine straniera, superava l’80%. I registi Giulio Cederna e Angelo Loy hanno voluto vedere e mostrare che cosa veramente accade alla Pisacane: un ambiente percorso da una vivace riflessione pedagogica, e vivificato dagli sguardi, dall’amicizia, dal calore dei bambini che la frequentano. una scuola che è da anni simbolo d’integrazione tra le varie comunità e agente importante di conoscenza reciproca. Lo presentiamo insieme a  La sospensione, il cortometraggio di Matteo Musso che ha vinto il Premio Visioni DocVisioni Italiane 2011: alcune giornate nella vita scolastica di Nid, un diciassettenne arrivato dal Marocco molti anni fa e ora studente in un istituto tecnico bolognese, il racconto profondamente personale di uno sguardo inquieto, di un’integrazione in progress. 
 Due film per una ricognizione viva all’interno della scuola italiana. Nel booklet curato da Cecilia Bartoli, un saggio di Goffredo Fofi sulla storia dei rapporti tra cinema e scuola, presentazioni dei due film firmate dagli autori, testi di Cecilia Bartoli e di Vinicio Ongini e Andrea Meneghelli.

- Lo stato di eccezione. Processo per Montesole 62 anni dopo (G. Maccioni, 2008): Un film e un libro documentano il processo che nel 2007 condannò all’ergastolo i dieci SS responsabili dell’eccidio di Marzabotto. Le verità negate sul più efferato episodio della storia italiana, voci e volti che tornano a parlare grazie alla passione civile di Germano Maccioni.

 – I pugni in tasca (M. Bellocchio, 1965): Un grido di rivolta contro ogni istituzione. Il folgorante, crudele esordio di Marco Bellocchio infierisce con rabbia e disperazione contro la famiglia, il cattolicesimo e altre colonne portanti della borghesia italiana. Selvaggio, sarcastico, molto liberamente autobiografico, girato nelle campagne di Bobbio, porta in scena un eroe antisociale e ribelle. In equilibrio fra adesione e distacco dalla folle lucidità del protagonista, il regista prefigura alcuni umori del ’68. A cinquant’anni di distanza I pugni in tasca mantiene intatta la propria modernità e carica corrosiva.
 Grazie al restauro della Cineteca di Bologna, effettuato presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata con il sostegno di Giorgio Armani, per la prima volta, dopo cinquant’anni, I pugni in tasca ritrova quella fotografia piena di contrasti che Bellocchio voleva e che, per un errore di laboratorio, non fu possibile ottenere. Il restauro è stato supervisionato da Daniele Ciprì. Contenuti extra: La colpa e la pena (1961), Abbasso il zio (1961) e Ginepro fatto uomo (1962): i due cortometraggi e il mediometraggio realizzati da Marco Bellocchio prima dei Pugni in tasca, durante gli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia. Trailer originale e scene tagliate.

- Terra Madre (E. Olmi, 2009): “Terra Madre” è un incontro mondiale organizzato da Slow Food. Ogni due anni, a Torino, si ritrovano migliaia di “lavoratori del cibo”, ossia agricoltori, pescatori, allevatori, cuochi, studiosi che provengono da tutto il mondo, per scambiare idee, metodi e progetti per una “filiera del cibo” che sappia nutrire il pianeta senza devastarlo, difendendo le identità e i prodotti locali. Partendo da questo caleidoscopio di voci e idee Ermanno Olmi ha costruito un racconto poetico di grande intensità che va alla ricerca in tutto il globo di un altro modo-di-vivere, che affronti senza ipocrisie il dilemma del nostro mondo ormai incapace di interrompere un ciclo di consumi che porterà alla distruzione del pianeta. Il film Torino 2006. Incontro mondiale tra le comunità del cibo. Qualcuno era arrivato con i suoi fagioli nel sacchetto, qualcun altro con il riso e l’ orzo. Semi cresciuti in India, in Cina, in Messico. Scuri, chiari, levigati, rugosi, come le mani e i volti di chi li aveva piantati, innaffiati, raccolti con gesti e tecniche di tradizione millenaria. Contro le degenerazioni messe in atto dalle multinazionali del cibo, contro i prepotenti, marcia il grande popolo di “Terra Madre” . Una moltitudine di volti diversi ma affini per nobile semplicità, convinti che si possa consumare diversamente e convivere in pace con la nostra madre Terra. 
 “Rispetto dell’ambiente e dignità del cibo, per un futuro di pace e di armonia con la natura: solo la sensibilità di Ermanno Olmi poteva interpretare questa cosa straordinaria che è Terra Madre” Carlo Petrini.

- Éis Pegàs, Verso le Sorgenti (A. Giannone, 2016): Il documentario di Andrea Giannone rende accessibile e avvincente il racconto dei diversi aspetti del Parco Archeologico della Cava Ispica, un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato e che custodisce  segni del passaggio di diverse civiltà. La cava è abitata sin dalla Preistoria e ogni porzione rivela millenarie stratificazioni: il documentario ne esplora la storia, le bellezze naturali, le ricerche archeologiche, il lavoro di restauro sui reperti, i riti religiosi legati alla tradizione. Il viaggio Éis Pegàs, verso le sorgenti del PernamazzoniBusaitone, il torrente che ha scavato nei millenni questa cava, vuole essere anche un viaggio verso un passato mitologico che qui non h amai smesso di vivere. Un viaggio per riscoprire quelle storie che “non avvennero mai, ma sono sempre”.

- Neruda (P. Larrìan, 2016): Pablo Larrain non ha mai esitato di fronte alla sfida di raccontare i momenti cruciali della storia del suo Cile. Lo fa ancora, attraverso la vita del poeta nazionale, in Neruda. Non un biopic tradizionale, ma un viaggio post moderno alla maniera di, come ama sostenere il regista, più che su di. Siamo nel 1948, con la Seconda guerra mondiale finita da pochi anni e la guerra fredda in arrivo anche in quella parte del mondo, congelando la collaborazione fra i partiti dei due schieramenti. Pablo Neruda era già il poeta nazionale, dal carisma ammaliatore di un “gigante depravato”, e da qualche tempo anche un senatore comunista apertamente critico nei confronti del presidente Videla, tanto che quest’ultimo ne chiede la destituzione incaricando un improbabile ispettore, interpretato da Gael Garcia Bernal, di arrestarlo. Il film è il racconto di questo inseguirsi di due persone che sempre di più
scopriremo dipendenti una dall’altra, fino a sovrapporsi come le due anime di Neruda, quella politica impegnata attivamente e quella artistica, i due possibili sviluppi di un Paese che ancora sognava un futuro, trovandosi di fronte al bivio fra ordine e ideologia comunista. Larrain sembra voler rimescolare formalmente il rigore che aveva caratterizzato i suoi lavori precedenti, realizzando un film pieno di musiche strumentali ad accompagnare i continui cambi di genere, dalla detective story hard boiled alla commedia picaresca, dal dramma intimo all’epicità western di alcune sequenze finali. La figura ingombrante di Neruda non intimidisce il talento di Larrain, che ce lo propone come un personaggio strabordande, eccessivo eppur lieve. Molti sono i momenti grotteschi e divertenti, come quando il poeta e la moglie si aggirano in macchina intorno al palazzo presidenziale suonando di notte il clacson per svegliare il suo inquilino. Il gioco beffardo di un artista che nel farsi politico non dimentica come sia con lo sberleffo che si sfida il potere. Sulle cime innevate della cordigliera delle Ande, luogo simbolo di un Paese in bilico fra grandi conquiste e soffocanti cedimenti, si concretizzeranno il tentativo di fuga e quello di impedirla, il primo capitolo di un viaggio che porterà Neruda a diventare il prototipo dell’intellettuale internazionalista, invitato in tutti i salotti più alla moda di Europa negli anni successivi. Larrain non dimentica come proprio in quelle campagne lontane dal centro politico del Cile il poeta trovò aiuto in gente che non conosceva, come i nativi sulla cui pelle fu creato il Paese, imparando cosa volesse dire la fratellanza senza sovrastrutture. La fusione fra artista e simbolo, privato e pubblico, passa attraverso il dialogo fra se stesso e i suoi personaggi, fino a farli coincidere, riservando a ognuno un ruolo rilevante, un intimo barlume di poesia, trasmettendo alle successive generazioni il nome, insieme a un sogno. Un sogno e un nome che verranno pesto dimenticati e rinnegati, dalle deformazioni di chi lo sbandierava, oltre che da chi lo combatteva fin dall’inizio. Neruda è il nuovo gioiello di un regista fra i più interessanti del cinema contemporaneo, capace di sfogliare la storia senza banalizzazioni, in un rapporto dialogico straordinario fra micro e macro, senza nostalgismi sterili, ma con lucidità estrema. Questa volta riserva al suo Gael Garcia Bernal di No il ruolo di un poliziotto dell’immaginario, “mezzo brutto e mezzo stupido”, ancora capace di subire il fascino della poesia, di chi la pensa in maniera opposta.

- Terra Madre (E. Olmi, 2009): “Terra Madre” è un incontro mondiale organizzato da Slow Food. Ogni due anni, a Torino, si ritrovano migliaia di “lavoratori del cibo”, ossia agricoltori, pescatori, allevatori, cuochi, studiosi che provengono da tutto il mondo, per scambiare idee, metodi e progetti per una “filiera del cibo” che sappia nutrire il pianeta senza devastarlo, difendendo le identità e i prodotti locali. Partendo da questo caleidoscopio di voci e idee Ermanno Olmi ha costruito un racconto poetico di grande intensità che va alla ricerca in tutto il globo di un altro modo-di-vivere, che affronti senza ipocrisie il dilemma del nostro mondo ormai incapace di interrompere un ciclo di consumi che porterà alla distruzione del pianeta. Il film Torino 2006. Incontro mondiale tra le comunità del cibo. Qualcuno era arrivato con i suoi fagioli nel sacchetto, qualcun altro con il riso e l’ orzo. Semi cresciuti in India, in Cina, in Messico. Scuri, chiari, levigati, rugosi, come le mani e i volti di chi li aveva piantati, innaffiati, raccolti con gesti e tecniche di tradizione millenaria. Contro le degenerazioni messe in atto dalle multinazionali del cibo, contro i prepotenti, marcia il grande popolo di “Terra Madre” . Una moltitudine di volti diversi ma affini per nobile semplicità, convinti che si possa consumare diversamente e convivere in pace con la nostra madre Terra. 
 “Rispetto dell’ambiente e dignità del cibo, per un futuro di pace e di armonia con la natura: solo la sensibilità di Ermanno Olmi poteva interpretare questa cosa straordinaria che è Terra Madre” Carlo Petrini.

- La mafia uccide solo d’estate (Pif 2013): Il film diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto è una  commedia drammatica  che attraverso i ricordi d’infanzia del protagonista ricostruisce, in toni spesso paradossali e ironici, una sanguinosa stagione dell’attività criminale di Cosa nostra a Palermo dagli anni settanta fino agli anni novanta. Crescere e amare nella Palermo della mafia. Un racconto lungo vent’anni attraverso gli occhi di un bambino, Arturo, che diventa grande in una città affascinante e terribile, ma dove c’è ancora spazio per la passione e il sorriso. Il film mescola la storia di finzione con elementi di repertorio, i funerali del generale Dalla Chiesa, quelli della scorta di Borsellino con un effetto di realtà e coinvolgimento. Un modo nuovo di raccontare la mafia. Un film che dissacra i boss e restituisce l’umanità dei grandi eroi dell’antimafia. Un sorriso ironico e mai banale sugli anni terribili degli omicidi eccellenti. Sullo sfondo di questa tenera ma divertente storia, scorrono e si susseguono gli episodi di cronaca accaduti in Sicilia tra gli anni ‘70 e ‘90.
- In guerra per amore (PIF 2016): Il film conferma quanto di buono il regista, Pierfrancesco Diliberto, aveva già dimostrato con La mafia uccide solo d’estate, parlare di temi scottanti come la mafia attraverso il filtro della favola, di un realismo magico che prova a rendere contemporanei fatti ed eventi storici ben circoscritti. Il film racconta una pagina di storia interessante e poco conosciuta, quella descritta dal rapporto Scotten, documento in cui un militare statunitense denunciava al proprio governo che l’avanzata americana, nella liberazione dell’isola, si era appoggiata a certi padrini favorendo il rinvigorirsi delle associazioni criminali. Siamo nella New York del 1943. Arturo (PIF) e Flora (Miriam Leone) si amano follemente ma lui è un semplice cameriere mentre lei è promessa sposa, per volere dello zio, al figlio di un boss locale. Per sabotare le nozze, combinate dallo zio, l’unica speranza per Arturo è quella di recarsi in Sicilia dal padre della sua Flora per chiederne la mano. Il viaggio, però, costa e l’unico modo che Arturo ha di poterselo permettere è sbarcare sull’isola in uniforme, dopo essersi unito all’esercito statunitense che è diretto proprio in Sicilia.

- Alla luce del sole (R: Faenza 2005): Il film di Roberto Faenza racconta la storia del presbitero Giuseppe “Pino” Puglisi (interpretato da  Luca Zingaretti), il parroco assassinato da cosa nostra a Palermo nel quartiere Brancaccio il giorno del suo 56º compleanno, il 15 settembre 1993. Era un uomo che «sparava» dritto, inflessibile nella denuncia e alieno da ogni compromesso. Con gesti concreti, dedicandosi al recupero dei bambini del quartiere per sottrarli alla mafia, padre Puglisi diventa una presenza scomoda, un simbolo, un freno alla corruzione. Il suo messaggio per i cosiddetti uomini d’onore era di presentarsi “alla luce del sole” e di non agire nell’ombra. Padre Puglisi è il sacerdote della chiesa del quartiere e si accorge ben presto di una dura verità: i bambini della zona sono coinvolti nella mafia e molti hanno dei genitori mafiosi. Il sacerdote cerca quindi di cambiare la situazione, dicendo loro di andare a scuola, in chiesa e di non rubare. Ai ragazzi piace andare a trovare don Puglisi in parrocchia: è infatti un momento in cui possono essere veramente bambini. I genitori mafiosi, al contrario, sembrano non gradire gli insegnamenti di don Puglisi: per esempio, a un ragazzino di nome Domenico viene impedito di frequentare la parrocchia e addirittura, quando disubbidisce, egli viene frustato dal padre.

- Rosso come il cielo (C. Bortone 2005): Presentato come Evento speciale UNICEF nella sezione per ragazzi “Alice nella città” della Festa del Cinema di Roma 2006. Nel cast ci sono gli attori Paolo Sassanelli e Marco Cocci e un affiatato e simpaticissimo gruppo di ragazzini di dieci anni di cui alcuni realmente ciechi. Nel 1971 Mirco, un bambino toscano di dieci anni in seguito ad un incidente col fucile del padre perde la vista. I genitori sono costretti a fargli frequentare un istituto per non vedenti a Genova. Lì, non riuscendo ad usare il braille, trova un vecchio registratore e riesce a inventare delle favole fatte solo di rumori e narrazione. Nel frattempo conosce Francesca, la figlia della portinaia della casa accanto alla loro, nonostante non potessero incontrarsi. Mirco coinvolgerà sempre di più tutti gli altri bambini ciechi facendo capire a loro quanto valgono e quanto siano simili a tutti gli altri ragazzini. Alla fine il maestro,
organizza una recita creata dai ragazzini, e tutti i genitori ne rimangono colpiti. I genitori di Mirco alla fine decidono di riportarlo a casa per le vacanze estive. In apertura si dice che il film è tratto da una storia vera, e prima dei titoli di coda si legge: “Mirco è uscito dal collegio a 16 anni. Nonostante non abbia più recuperato la vista, oggi è uno dei più riconosciuti montatori del suono del cinema italiano”. Il riferimento è a Mirco Mencacci.

- Storia di una ladra di libri (Brian Percival 2013): Come il bel libro di Markus Zusak da cui è tratto e che ha venduto in tutto il mondo oltre sette milioni di copie, anche il film di Brian Percival si rivolge principalmente a un pubblico di young adults.  Siamo nel 1939, in Germania in un quartiere operaio tedesco. Liesel Meminger è una ragazzina di pochi anni che ha perduto un fratellino e rubato un libro che non può leggere perché non sa leggere. Abbandonata dalla madre, costretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche, e adottata da Rosa e Hans Hubermann, Liesel apprende molto presto a leggere e ad amare la sua nuova famiglia. Generosi e profondamente umani gli Hubermann decidono di nascondere in casa Max Vandenburg, un giovane ebreo sfuggito ai rastrellamenti tedeschi. Colto e sensibile, Max completa la formazione di Liesel, invitandola a trovare le parole per dire il mondo e le sue manifestazioni. Perché le parole sono vita, alimentano la coscienza, aprono lo spazio all’immaginazione, rendono sopportabile la reclusione. Fuori dalla loro casa intanto la guerra incombe.
 Adattamento del romanzo di Markus Zusak, Storia di una ladra di libri è un racconto di formazione ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale in un piccolo villaggio della Germania. Nato da un’urgenza e dall’infanzia dell’autore, il libro di Zusak descrive una crescita forzata e indotta dalla crudeltà degli uomini. Ma la violenza della guerra e l’assurdità del mondo degli adulti vengono fiaccate dai libri e dalla letteratura, corsie preferenziali per la conoscenza. E attraverso i libri la giovane protagonista abbandona la superficialità tipica dell’età e impara a leggere (tra le righe), capendo quello che la circonda, scoprendo i misteri della vita e della sua assenza. L’innocenza della protagonista si scontra presto con i terribili ‘uomini grigi’ di Hitler, che rubano ‘il tempo’ a chiunque osi contrariarli. E al fuoco della loro follia, la piccola Liesel sottrae i libri, unendo l’attenzione per gli altri alla forza di un sorriso. La speranza risiede nei suoi gesti e in quelli dei suoi genitori, nella loro voglia di libertà, nel loro bisogno comunitario, nel loro amore per il prossimo. Impeccabilmente interpretato da Geoffrey Rush, Emily Watson e la giovane Sophie Nélisse, abile nell’esibire l’anima più genuina dell’infanzia e a far conoscere tutta la vulnerabilità della fase più delicata nello sviluppo di un individuo. Storia di una ladra di libri resta un film comunicativo, in grado di catturare lo spettatore e donargli un insegnamento veramente sentito. Perché per Brian Percival i libri hanno un valore rilevante, culturale e formativo. Insieme al cinema, possono veicolare contenuti importanti, farsi serbatoio dei capitoli della storia universale della formazione umana, nutrimento dell’immaginario, senza rinunciare ad emozionare.

- Il diario di Anna Frank (George Stevens 1959): Nel 1945 Otto Frank, un ebreo che è sopravvissuto al campo di concentramento nazista, ritorna ad Amsterdam, nella casa dove rimase nascosto, insieme alla sua famiglia, per due anni. Qui ritrova il diario scritto da sua figlia Anna, e i ricordi di quel periodo si riaffacciano alla sua mente. Nell’estate del 1942 Otto Frank, per sottrarsi alla persecuzione razziale, si nascose in una soffitta con la moglie e le sue due figlie, Margot ed Anna. Ad essi si unirono i coniugi Van Daan, anch’essi ebrei, col figlio Peter. Per le due famiglie inizia così una vita fatta di terrore e di stenti, rallegrata solo dalle visite quotidiane di Kraler e Miep, i due amici che li hanno nascosti. Anna osserva tutto quello che succede intorno a lei e confida al suo diario ogni suo pensiero: ella ha trovato in Peter un amico sincero e comprensivo. Intanto lo sbarco degli alleati in Normandia ravviva le speranze dei reclusi; ma la visita notturna di un ladro determina il loro destino. Il ladro viene arrestato dalla “Gestapo”, alla quale, per essere lasciato libero, rivela il nascondiglio degli ebrei. Quando i soldati tedeschi fanno irruzione nella soffitta, trovano gli ebrei pronti a seguirli: non c’è piu’ spavento in loro, sono animati da una grande speranza. Prima di lasciare per sempre il suo diario Anna gli confida ancora una volta il suo intimo pensiero: malgrado tutto, ella crede ancora nella fondamentale bontà degli uomini. Anna morirà otto mesi più tardi nel campo di concentramento.

- Terraferma (E. Crialese 2011): Terraferma è la terza opera che Crialese dedica al mare della Sicilia. Per raccontare gli uomini sceglie un elemento altrettanto mutevole e inquieto.   Filippo, un ventenne orfano di padre, vive con la madre Giulietta e il Nonno Ernesto, un vecchio e irriducibile pescatore che pratica la legge del mare. Durante una battuta di pesca, Filippo ed Ernesto salvano dall’annegamento una donna incinta e il suo bambino di pochi anni. In barba alla burocrazia e alla finanza, decidono di prendersi cura di loro, almeno fino a quando non avranno la forza di provvedere da soli al loro destino. Diviso tra la gestione di viziati vacanzieri e l’indigenza di una donna in fuga dalla guerra, Filippo cerca il suo centro e una terra finalmente ferma.
 Il regista guarda al mare come luogo di infinite risonanze interiori. Al centro del suo ‘navigare’ c’è di nuovo un nucleo familiare in tensione verso un altrove e oltre quel mare che invade l’intera superficie dell’inquadratura, riempiendo d’acqua ogni spazio.

- Fuocoammare (G. Rosi 2016): Gianfranco Rosi racconta Lampedusa attraverso la storia di Samuele, un ragazzino che va a scuola, ama tirare sassi con la fionda che si è costruito e andare a caccia di uccelli. Preferisce giocare sulla terraferma anche se tutto, attorno a lui, parla di mare e di quelle migliaia di donne, uomini e bambini che quel mare, negli ultimi vent’anni, hanno cercato di attraversarlo alla ricerca di una vita degna di questo nome trovandovi spesso, troppo spesso, la morte.
 Lontano dal tradizionale documentario ‘mordi e fuggi’, che vede la troupe giungere sul luogo, pretendere di capire in fretta o comunque di mettere in ordine i propri pregiudizi e ripartire quando pensa di ‘avere abbastanza materiale’, Rosi è rimasto per un anno a Lampedusa entrando così realmente nei ritmi di un microcosmo a cui voleva rendere una testimonianza assolutamente onesta. 
 Samuele è un ragazzino con l’apparente sicurezza e con le paure e il bisogno di capire e
conoscere tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità delle vite di chi abita un luogo che è, per comoda definizione, costantemente in emergenza. Grazie a lui e al suo ‘occhio pigro’, che ha bisogno di rieducazione per prendere a vedere sfruttando tutte le sue potenzialità, ci viene ricordato di quante poche diottrie sia dotato lo sguardo di un’Europa incapace di rivolgersi al fenomeno della migrazione se non con l’ottica di un Fagin dickensiano che apre o chiude le frontiere secondo il proprio tornaconto. Samuele non incontra mai i migranti. A farlo è invece il dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa costretto dalla propria professione a costatare i decessi ma capace di non trasformare tutto ciò, da decine d’anni, in una macabra routine, conservando intatto il senso di un’incancellabile partecipazione. Rosi non cerca mai il colpo basso, neppure quando ci mostra situazioni al limite. La sua camera inquadra vita e morte senza alcun compiacimento estetizzante ma con la consapevolezza che, come ricordava Thomas Merton, nessun uomo è un’isola e nessuna Isola, oggi, è come Lampedusa.

- Nè Romeo Nè Giulietta (V. Pivetti 2015): Rocco è un adolescente figlio unico di una madre iperprotettiva, Olga, e di un padre sciupafemmine, Manuele. Olga e Manuele hanno divorziato, lei fa la giornalista e ha idee progressiste, lui è psicanalista e va in televisione a presentare i suoi best seller. Rocco frequenta il liceo con i suoi migliori amici, la vulcanica Maria e il placido Mauri. L’unico suo problema, almeno apparentemente, è la presenza del bullo della scuola, che lo tormenta fin da quando erano bambini. Ma il bullo al momento ha preso di mira un altro ragazzo perché è “frocio”. Nessuno ancora sa che anche Rocco è gay, e il suo uscire allo scoperto provocherà più di un terremoto.

- Roma città aperta (R. Rossellini 1945): Roma, inverno 1944. L’ingegner Manfredi, comunista e impegnato nel Comitato di Liberazione Nazionale, chiede aiuto a Pina, una popolana vedova con un figlio e in procinto di risposarsi, per portare a termine un’azione. La donna lo mette in contatto con don Pietro, un sacerdote disposto ad aiutare i partigiani. Manfredi è però comunque in pericolo perché la sua amante, Marina, dipende da una collaboratrice della Gestapo che le fornisce la droga.
 Questo film, punto di riferimento assoluto del cosiddetto movimento neorealista (termine coniato dopo il 1946 per definire quel cinema italiano che intendeva portare sullo schermo il Paese appena uscito dalla guerra) è stato oggetto nel corso del tempo di innumerevoli studi di approfondimento. Il titolo necessita, a distanza di decenni, di una spiegazione. Il Lessico italiano definisce ‘Città aperta’ “La città priva di difesa e priva di obiettivi militari tipici, rispetto alla quale i belligeranti sono tenuti ad astenersi dall’esercitare la violenza bellica. Il regolamento allegato alla quarta Convenzione dell’Aja del 1907, relativa agli usi e costumi della guerra terrestre, sancisce il divieto di attaccare e bombardare con qualsiasi mezzo le città indifese (art.25)”. La Roma del ’44 aveva tutte queste caratteristiche ma i nazisti occupanti, fiancheggiati dai fascisti della neonata Repubblica Sociale di Salò, non ne tenevano alcun conto. Rossellini inizia a girare già due mesi dopo la liberazione della città e tutto il film, anche nelle sue parti che oggi potremmo considerare più melodrammatiche, è pervaso dall’urgenza di non far sommergere quanto accaduto da un rassicurante oblio. La vicenda ha tra i
protagonisti il sacerdote (splendidamente interpretato da un Aldo Fabrizi temporaneamente sottratto alla comicità) che richiama i personaggi (realmente attivi in favore della lotta antifascista) di don Morosini e don Pappagallo.
 Roma città aperta nasce muto per necessità. Il costo della pellicola fa sì che la si debba razionare e non ci si possano permettere prese dirette che aumenterebbero il numero di ciak da battere. Finirà invece per rimanere impresso nella memoria di tutti proprio per un suono: l’urlo disperato di Pina (Anna Magnani) che corre dietro al camion sui cui i tedeschi stanno portando via il suo uomo. Quel “Francesco!” urlato prima di venire falciata da una raffica, sarà il grido che sveglierà il cinema italiano da un torpore forzato durato troppo a lungo. Nonostante questo, come spesso accade ai capolavori, la prima accoglienza critica non è certo favorevole e sarà lo stesso Rossellini a ricordare:”Era l’epoca in cui proponevo ad alcuni colleghi di fondare una Società cooperativa, un po’ come gli Artisti Associati, ma nessuno voleva mettersi col regista di  Roma città aperta che, troppo chiaramente, non era un’artista”. 
 Ci vorranno il Gran Premio al primo festival di Cannes e la nomination all’Oscar per la sceneggiatura firmata da Rossellini, Amidei e Fellini per indurre i critici nostrani a ripensare al giudizio dato a caldo.

- I ricordi del fiume (G. e M. De Serio 2016): I ricordi del fiume di Gianluca e Massimiliano De Serio è un film documentario sul Platz, una delle più grandi baraccopoli d’Europa in cui vivevano oltre mille persone di diverse nazionalità, situata sugli argini del fiume Stura a Torino.  Quel dedalo di legno e lamiere, baracche, chiese, continua a vivere nel documentario, dopo che il percorso di sgombero avrà cancellato l’intera baraccopoli. Il Platz, una delle baraccopoli più grandi d’Europa, sorge lungo gli argini del fiume Stura a Torino da tanti anni. Un progetto di smantellamento si abbatte sulla comunità di più di mille persone che lo abita. In una labirintica immersione, I ricordi del fiume ritrae gli ultimi mesi di esistenza del Platz, tra lacerazioni, drammi, speranze, vita.

- I bambini sanno (V. Veltroni 2015): “i grandi non capiscono mai niente da soli
 e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta”. Sui versi de “il piccolo principe” di Saint – Exupery si apre il nuovo lungometraggio di Walter Veltroni “I bambini sanno”. Amore, sessualità, vita, morte, raccontati attraverso gli occhi, i volti e le voci di trentanove bambini tra i 9 e i 13 anni. Il film propone uno sguardo inedito, per raccontare la vita da un punto di vista puro, commovente e sincero, come solo quello dei bambini sa essere. Un’indagine che punta ad aggiornare il repertorio dei volti che compongono la nazione, a cogliere le nuove urgenze e che può contribuire a riflettere sulla nostra organizzazione sociale e familiare, mostrando le eccellenze e le contraddizioni del tempo presente. Allo stesso tempo è un lavoro cinematografico che fa sorridere, commuovere e che colpirà per la profondità, anche poetica, di molte risposte dei piccoli protagonisti.
 Trentanove bambini, dal nord al sud dell’Italia, ognuno intervistato nella propria stanza: la descrivono, lasciando che gli oggetti, le foto, gli arredi raccontino il proprio essere.
 La telecamera, che documenta in presa diretta le loro testimonianze, diventa il mezzo per guardare il mondo con gli occhi dei più piccoli, capire il loro punto di vista sulle
“cose dei grandi”, conoscere i loro progetti futuri, i loro sogni e la loro opinione sui grandi temi della vita: amore, famiglia, religione, sessualità. Un racconto da cui emergono le differenze tra le culture, le storie e le origini di ognuno di loro. Dalle risposte dei più piccoli nascono così dei grandi insegnamenti per quegli adulti che li osservano ogni giorno, perciò alla domanda “cosa serve nella vita per essere felici?” Kevin 11 anni non ha dubbi: “sognare”.

- Ameluk (M. Mancini 2015):  A Mariotto, un piccolo paesino della Puglia, sta per svolgersi la tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo, quando l’interprete di Gesù, il parrucchiere Michele, si siede per sbaglio sulla corona di spine e si ferisce. Jusuf, tecnico delle luci, per eccesso di disponibilità viene spinto dall’amico parroco, Don Nicola, a sostituire il parrucchiere Michele nel ruolo di nostro signore Gesù Cristo. Inevitabilmente è mandato allo sbaraglio. Lui è un musulmano che porterà sulle sue spalle la croce di Cristo e ciò desta scalpore. Per lui ha inizio il Calvario. La storia fa il giro del mondo e l’opinione pubblica del piccolo paese pugliese si divide tra sostenitori e delatori.
 Sullo sfondo la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco. In un crescendo di gag e accadimenti la battaglia diventa sempre più accesa e ingarbugliata. Anche Jusuf, ormai soprannominato da tutti “Ameluk”, entra a far parte dei giochi politici locali e diventa, suo malgrado, il candidato “messia” di una colorita e non ben identificata lista civica. A complicare la sua esistenza ci pensa anche l’amore e la difficile scelta tra una moglie opportunista e fragile, manipolata da una madre arcigna e spietata, e un’amica amorevole e decisa.
 Alla fine, in un’atmosfera variopinta, ricca di personaggi e momenti a volte esilaranti, a volte drammatici, sarà proprio il povero Ameluk, “Cristo musulmano” a riportare la pace nel paese.

- La scuola di Babele (J. Bertuccelli 2015):  Sono irlandesi, senegalesi, brasiliani, marocchini, cinesi… Hanno tra gli 11 e i 15 anni e sono appena arrivati in Francia. Per un anno staranno insieme nella classe d’accoglienza di una scuola parigina.
 24 studenti, 24 nazionalità…
 In questo microcosmo tutti esprimono appieno la loro innocenza, l’energia e le loro contraddizioni, animati dal desiderio di cambiare vita e di vivere insieme, sconvolgendo le nostre idee e facendoci credere che un futuro migliore è possibile.

- Corri ragazzo corri (P. Danquart 2015): Jurek ha circa nove anni quando fugge dal ghetto di Varsavia. Costretto a separarsi dai fratelli e dai genitori per salvarsi dai nazisti vivrà i durissimi tre anni che lo separano dalla fine della guerra nei boschi e nei villaggi vicino alla capitale. Imparerà a dormire sugli alberi e a cacciare per nutrirsi. Sopravviverà ai gelidi inverni chiedendo ospitalità, contraccambiandola con manodopera. In questo duro viaggio, Jurek, incontrerà persone che lo aiuteranno ed altre che lo tradiranno ma non perderà mai la forza per andare avanti…
 Corri ragazzo corri è un film avvincente, ispirato a fatti realmente accaduti, potente ed emozionante, una vera fonte di ispirazione per giovani e meno giovani.